TT1 1.55 M ALTAZ ROBOTICS TELESCOPE


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La Ricerca Astronomica è oggi caratterizzata dalla corsa alla realizzazione di grandi telescopi, i cosiddetti ELTs, Extremely Large Telescopes, caratterizzati da diametri previsti anche 40, 50 metri. Consentiranno di studiare sorgenti sempre più deboli ed elusive, come galassie primordiali e pianeti extrasolari di taglia terrestre. Il diametro non è però sufficiente da solo a garantire risultati di eccellenza. Infatti il fenomeno del seeing non consente di paragonare la qualità dei risultati a quelli ottenibili per mezazo di telescopi spaziali. Per tale motivo alle dimensioni dell'ottica vanno aggiunti sistemi di compensazione della distorsione del fronte d'onda determinato dalla presenza dell'atmosfera. I sistemi adattivi ed attivi consentono di compensare sostanzialmente l'effetto negativo dell'atmosfera consentendo di sfruttare al meglio grandi superfici di raccolta, tenute in forma da sistemi di ottica attiva indispensabili anche per il mantenimento della miglire forma superficiale dei segmenti di specchio. I nuovi telescopi si basano infatti sull'uso di ottica segmentata, ossia di specchi a mosaico. Ogni settore è di dimensioni molto ridotte rispetto al diamento dello specchio primario.

La costruzione ed il mantenimento di un telescopio da 1.5 metri sembrano quindi iniziative anacronistiche e controcorrente, adatte ad una scienza di nicchia. In realtà, i telescopi di piccolo diametro hanno tre caratteristiche fondamentali, che li rendono insostituibili per certi tipi di ricerca, e di fondamentale complemento alla ricerca condotta per mezzo di telescopi di notevoli dimensioni, la “Big Science”. Tali caratteristiche possono essere riassunte in:


1. ampio campo di vista
2. copertura temporale
3. calibrazione fotometrica ed astrometrica


In primo luogo, poiché i “piccoli” telescopi sono dotati di focali più piccole rispetto ai grandi, normalmente sono in grado di coprire campi di vista molto più estesi. Sono quindi adatti allo studio di soggetti estesi in cielo, o per svolgere programmi di ricerca dove la copertura spaziale è un ingrediente fondamentale. Inoltre, mentre i grandi telescopi possono essere usati, per un singolo programma di ricerca, per un periodo limitato di tempo, tale restrizione è generalmente meno forte per i piccoli telescopi. Ciò consente il loro utilizzo per programmi di ricerca in cui è necessario seguire una singola sorgente per periodi molto prolungati di tempo, come ad esempio stelle variabili irregolari od osservazioni di pianeti extrasolari.

Il telescopio TT1, installato presso la stazione di Castelgrande, è già stato utilizzato per programmi di ricerca prestigiosi, che avevano proprio queste caratteristiche: fra questi, il programma di carattterizzazione della componente “barionica” della Materia Oscura nella galassia di Andromeda (PLAN Collaboration, http://plan.physics.unisa.it/), e la ricerca di nuovi pianeti extrasolari con il metodo del timing (EXOTIME Project, http://www.na.astro.it/~silvotti/exotime/).

Infine, l'uso fondamentale dei piccoli telescopi per la calibrazione fotometrica di quelli grandi: le stelle fotometriche standard attualmente utilizzate sono troppo brillanti e quindi saturano i rivelatori dei grandi telescopi, rendendo di fatto impossibile la corretta calibrazione delle osservazioni. I piccoli telescopi possono essere infatti usati per produrre un nuovo set di stelle standard, di magnitudine sufficientemente elevata da rendere possibile il loro utilizzo anche con i grandi telescopi.

I telescopi della classe del TT1 sono poi considerati di grandi dimensioni per alcuni programmi specializzati, quali la mappatura dei debris e degli asteroidi. Nell'ambito di questi programmi risultano fondamentali non solo la disponibilità di tempo ma anche la flessibilità di utilizzo e di setup oltre che il livello di automazione e robotizzazione sia degli strumenti che delle funzioni di preprocessing automatico delle immagini.


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